venerdì 11 aprile 2008

80411 Lettera di Giovanni Guzzetta

Ci hanno insegnato che la democrazia è il potere di scelta dei cittadini.
Alle prossime elezioni però i cittadini potranno votare ma non scegliere.
A scegliere saranno solo i partiti, con liste preconfezionate "prendere o lasciare" e con il giochetto delle candidature multiple che trasferisce ai plurieletti – dopo le elezioni! – il potere di scelta dei parlamentari, sottraendolo ai cittadini.
Abbiamo fatto una simulazione per difetto da cui emerge che – grazie alle liste "prendere o lasciare" – vengono decisi a tavolino, prima del voto, i nomi degli eletti "sicuri", pari ai tre quarti (75%) dell'
intero Parlamento; e che – grazie al giochetto delle candidature multiple (ben 242, considerando solo Popolo della Libertà, Movimento per le Autonomie, Lega Nord, Partito Democratico, Italia dei Valori e, solo alla Camera, Unione di Centro e Sinistra Arcobaleno) – vengono decisi, subito dopo il voto, i nomi degli eletti "ripescati", pari ad un quarto (25%) dell'intero Parlamento.
Insomma, incrociando questi dati, emerge che il margine dei candidati incerti (decisi realmente dagli elettori) viene di fatto ridotto ad una misura irrisoria rispetto al totale dei parlamentari eleggibili.
Una democrazia senza volti.
E i cittadini?
Non possono scegliere direttamente NEANCHE UNA PERSONA: né il Presidente della Repubblica, né il Presidente del Consiglio, né (con l'
attuale legge) i loro rappresentanti in Parlamento.
Che questo stato di cose abbia generato disaffezione, rabbia e disillusione è purtroppo una tangibile realtà.
E se ci sarà un incremento degli astenuti, non si dica che fosse inaspettato.
Tuttavia è importante sapere, e far sapere, che la frattura tra i cittadini e i loro rappresentanti non può andare oltre: deve essere ricucita immediatamente a partire dal giorno dopo il voto.
Per farlo abbiamo deciso di promuovere un movimento di "vigilanza civile" a presidio delle riforme istituzionali (tra cui i nostri referendum così brutalmente accantonati) e di tutte le altre azioni politiche necessarie a cambiare il nostro amato paese; per renderlo più competitivo, più capace di valorizzare il merito, più aperto alla circolazione delle idee e delle persone, più capace di dare opportunità a tutte e a tutti coloro che vogliano scommettere sulle proprie capacità; insomma più moderno.
Nella competizione globale ogni paese si contenderà sempre di più i migliori cittadini. E dovrà meritarseli… Ti chiediamo di inoltrare questa email ad amici e conoscenti, perché tutti possano sapere dello stato di allarme della nostra democrazia, ma anche che c'è chi vuole poter cambiare davvero ed è pronto a rimboccarsi le maniche.
Grazie di cuore.
Giovanni Guzzetta

venerdì 21 marzo 2008

80321 Articolo de "il sole 24 ore" circa l'abolizione delle preferenze

Elezioni, perché piace a tutti l'abolizione delle preferenze di Salvatore CarrubbaCuriosamente, il polemico pronunciamento della Cei sul sistema elettorale italiano non ha suscitato reazioni troppo violente. Eppure l'argomento si sarebbe prestato: il Vangelo, in fondo, sui sistemi elettorali non si pronuncia e quindi un'incursione dei vescovi sul tema può risultare discutibile. Ben diverse sono le reazioni quando la Cei interviene, in piena legittimità a mio parere, su questioni come quelle eticamente sensibili, e viene poi duramente criticata e accusata di ingerenza.Credo che al fondo di questo silenzio della politica ci sia molto imbarazzo: la destra, che ha fatto questa legge elettorale e dovrebbe difenderla, non reagisce, probabilmente per non aprire polemiche con la Chiesa; la sinistra non cavalca, come potrebbe, la polemica, probabilmente perché in fondo questo sistema elettorale non le dispiace troppo.Si dimostra così quanto siano strumentali molte polemiche nei confronti degli interventi della gerarchia ecclesiastica; ma anche quanto sia profondo il malessere provocato dal vigente sistema elettorale: lo ha confermato del resto l'analoga, dura presa di posizione del presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo.I vescovi probabilmente esagerano quando considerano l'attuale legge elettorale una minaccia per la democrazia; ma centrano il bersaglio quando la leggono come espressione di una forzatura oligarchica, riconoscibile soprattutto nell'abolizione delle preferenze, che rende i vertici dei partiti assolutamente padroni del Parlamento. Una scorsa alle liste lo conferma ampiamente.La questione è tanto più grave in quanto la nuova gestione "cesarista" dei partiti, di qualunque schieramento, ha di fatto abrogato la dialettica democratica all'interno di essi. Altro che "leggeri": i partiti come strumento (nobilissimo) di partecipazione politica non esistono più, sostituiti da macchine elettorali agli ordini del capo, dotato o di carisma proprio o di unzione plebiscitaria (le primarie). Da questo punto di vista, il modello berlusconiano ha fatto scuola e ha completamente permeato il sistema politico. In queste condizioni, i candidati designati a diventare parlamentari non rispecchiano nemmeno più gli equilibri interni ai partiti e le loro articolazioni ideali, ma semplicemente la fedeltà al leader. Il che, paradossalmente, non serve nemmeno a ridurre i costi della politica: se, infatti, non ci sono più le correnti da finanziare, occorre garantire un nutrito esercito di gregari, sparpagliato (e stipendiato) in tutti gli organi istituzionali, che per questo conviene non sfoltire.Alcuni degli autori della legge contestata osservano infastiditi che neanche la legge precedente consentiva di esprimere le preferenze. L'obiezione è speciosa: col sistema uninominale, infatti, ogni elettore si trova un candidato per ciascun partito (o alleanze di partiti) e dunque può decidere di scegliere una faccia più che un simbolo, di premiare una personalità che lo convince e di castigare quello che non gli piace, superando anche le strette preferenze di partito. Oggi, evidentemente, questo non è più possibile: chi vota, vota uno e compra tutto.Non è vero, dunque, che l'abrogazione delle preferenze (il cui funzionamento era stato già opportunamente corretto) di per sé contribuisca a moralizzare la politica: è vero il contrario, perché fa degli eletti non più i titolari della rappresentanza degli interessi diffusi ma i portavoce (anzi, gli schiaccia-pulsanti) delle oligarchie concentrate. Ma, appunto, a tutti i partiti fa comodo così: perciò possono permettersi di ignorare i vescovi e di rimuovere il referendum che, comunque, incombe.

mercoledì 12 marzo 2008

80312 NO A LISTE BLOCCATE ELEZIONI POLITICHE 2008

Con questo blog ho intenzione di esternare tutta la mia contrarietà al sistema delle liste bloccate.
Per la prima volta in vita mia, alle elezione politiche 2008, non eserciterò il diritto di voto.
BASTA A LISTE ETEROGESTITE DA OLIGARCHI DI REGIME !!!!!!